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105 anni dalla nascita Al Quirinale una delegazione della Fondazione a lui dedicata


«Mio nonno Guido Cali padre di un euro migliore»

Intervista a Romana Liuzzo, nipote del già Governatore di Bankitalla «Quando fine Maastricht pensava al benessere. Non al rigore

lla nascita dell'euro. L'associazione nata dieci anni fa, divenuta Fondazione Guido Carli, è presieduta dalla nipote, Romana Liuzzo, che oggi in occasione dei 105 anni dalla nascita dello statista sarà ricevuta al Quirinale dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Con lei una delegazione della giuria del Premio, che quest'anno compie dieci anni, e che sarà celebrato il 10 maggio nell'aula di Palazzo Madama. Il riconoscimento sarà conferito a dieci talenti che si sono distinti all'estero in vari campi, dall'imprenditoria all'economia, dalla cultura alla scienza. Ad accompagnare al Colle la presidente Liuzzo, tra gli altri, il presidente onorario della Fondazione Gianni Letta, il vicepresidente Guido Massimo Dell'Omo, Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, Urbano Cairo, presidente della Cairo Editore, Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, Claudio Descalzi, ad di Eni. Presidente Liuzzo, del Governatore Carli abbiamo tutti l'immagine di un uomo rigoroso e austero. Cosa ricorda invece lei del nonno Guido? «Conservo l'immagine molto personale e familiare di un uomo ricco di umanità e sensibilità, certo diversa ma non in contrasto con quella austera e autorevole dello statista ed economista Carli. Una figura al fianco della quale io sono cresciuta, bambina e poi ragazza, e dalla quale ho ricevuto insegnamenti profondi e preziosi che ancora mi accompagnano. Ma se devo rivelare un lato forse sconosciuto ai più del nonno, non avrei dubbi: quello dell'umanista Carli. Lo ricordo ancora circondato dai diecimila volumi della biblioteca nell'appartamento di Piazza Borghese, appassionato di letteratura, capace di esprimersi nei contesti più alti in cinque lingue, ma senza alcuna ostentazione della sua smisurata cultura. Poi, affettuosissimo e tenero con la nipote e i familiari». Carli è stato uno dei padri fondatori dell'euro. È questa l'Europa che immaginava? «Il ministro del Tesoro Carli che nel 1992 ha firmato il Trattato di Maastricht stato un uomo di governo e delle istituzioni che ha profondamente creduto in quel passaggio storico. "Mi tremava la mano mentre firmavo" mi ha confessato. Consapevole che quella svolta avrebbe comportato sacrifici al nostro Paese, ma al contempo, come mi disse, avrebbe garantito benefici e benessere ai nostri figli. Va anche detto pere) che l'Europa nella quale nonno Guido ha investito il suo impegno e la sua credibilità non è certo quella dell'austerità e del rigorismo imposto in questi anni dalla Bruxelles dei burocrati e delle ragionerie. Adesso che anche la locomotiva tedesca ha frenato la sua rincorsa, una svolta si impone. Meno tagli e sacrifici, più investimenti e sviluppo, più fiducia nella crescita. Per fare dell'Europa una unione di popoli e non un freddo bilancio da far quadrare». Qual è lo scopo della Fondazione Guido Carli, che lei presiede? «L'associazione nata dieci anni fa, poi divenuta Fondazione nel 2017, è nata dall'esigenza, condivisa dall'amico di famiglia Gianni Letta, di conservare e alimentare la memoria e il lascito culturale dello statista ed economista Carli. E il modo più proficuo e meno scontato per poterlo fare ci è sembrato che fosse il riconoscimento, attraverso la premiazione, delle eccellenze italiane. La Fondazione si è voluta impegnare anche in una serie di attività benefiche. Ricordo le campagne di assistenza medica alle donne vittime di violenza, la campagna antibullismo nelle scuole, le vaccinazioni dei bambini in alcuni paesi africani». Quanto è cresciuta la Fondazione in queste dieci edizioni e perché il decennale è tanto importante? «L'associazione prima e la Fondazione oggi è cresciuta e vanta un suo prestigio ai più alti livelli istituzionali, al di la delle mie più ottimistiche aspettative degli esordi. Lo spessore dei componenti della giuria del Premio, del resto, ne è una conferma. Il decennale per certi versi costituisce il coronamento di questo percorso. Tempo propizio per un primo bilancio, ma non certo un traguardo sul quale adagiarsi. La Fondazione che presiedo proseguirà il suo cammino e porterà avanti le sue missioni, se possibile con motivazioni ancora maggiori». Il Premio Guido Carli veniva tradizionalmente celebrato a Montecitorio. Quest'anno in Senato, perché? «È vero, nei nove anni precedenti la stupenda cornice della Sala della Regina di Montecitorio è stata la sede per la cerimonia di assegnazione del Premio. Ricordo ancora i mesi che precedettero la prima edizione, quando dissi a Gianni Letta, l'ex direttore del vostro giornale, che per affetto e consuetudine familiare chiamo "zio", quanto sognassi la più grande e ricca di storia tra le sale di rappresentanza del Palazzo della Camera dei Deputati per quell'appuntamento. "Allora mettiamoci al lavoro e facciamo si che il sogno diventi realtà, mi rispose lui. E così è stato. Proprio il rilievo assunto dal Premio, nei suoi dieci anni di storia, ha fatto si che il presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, che colgo l'occasione di ringraziare, concedesse la disponibilità dell'aula di Palazzo Madama per il prossimo 10 maggio. Un regalo che per me, per noi assume un significato speciale: per due legislature Guido Carli ha esercitato il suo mandato di senatore proprio in quella sala». Una piccola anticipazione sui dieci grandi italiani che saranno premiati il 10 maggio ce la pub dare? «I nomi e i profili dei premiati resteranno, come da tradizione, segreti e coperti fino al giorno della cerimonia. Quel che posso anticipare è che per questa decima edizione abbiamo voluto conferire l'Oscar coniato dalla Zecca dello Stato a talenti italiani che stanno dando lustro al nostro Paese nel mondo e nei campi più svariati. Non solo economico e imprenditoriale, ma anche culturale. Con la speranza che queste come tante altre eccellenze tornino a brillare un giorno nel nostro Paese».

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