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Codice Rosso, norma bandiera, voto di ieri alla Camera non risponde a problemi reali


Il Codice rosso è un provvedimento che nei fatti non cambia niente. E’ un provvedimento mediatico, una norma bandiera che non realizza un cambio di passo necessario per assicurare strumenti di tutela effettivi, non solo per la repressione, ma soprattutto in fase di prevenzione. Il testo adottato presenta varie criticità che non consentono di differenziare i diversi episodi in base alla gravità e all’urgenza. L’audizione della persona offesa entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato non può ritenersi sufficiente e complicherà il lavoro dei magistrati. Sarebbe stata più opportuna e necessaria la previsione di ulteriori attività legislative, come rilievi e altri tipi di accertamenti volti a far emergere elementi utili per evitare la reiterazione e per un più efficace svolgimento del procedimento. Su un tema così trasversale non c’è stata un’apertura al dialogo: è stato respinto il mio emendamento volto ad introdurre il risarcimento del danno come condizione di ammissibilità al rito del patteggiamento. Pochi e marginali gli aspetti positivi, come l’approvazione - con retromarcia della maggioranza dopo il grande lavoro svolto dall'opposizione - del revenge porn che colma un vuoto normativo e l’approvazione dell’emendamento che ho presentato che estende il controllo mediante mezzi elettronici, c.d. braccialetto elettronico in caso di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Purtroppo non è stata accolta l’estensione dell’applicazione del braccialetto elettronico a tutti i casi di allontanamento dalla casa familiare, aspetto che avrebbe consentito di garantire una tutela effettiva proseguendo e completando quel percorso di riforme, già avviato dai Governi Letta, Renzi e Gentiloni. Resta il problema relativo alla scarsa disponibilità di tali strumenti: a inizio gennaio ho presentato un'interrogazione per conoscere modalità e tempi con cui i nuovi braccialetti elettronici saranno messi a disposizione - ad esito della gara che si è conclusa nel 2017 - ma ad oggi non è pervenuta ancora nessuna risposta. La priorità resta agire in ottica preventiva, con strumenti di tutela e controllo volti ad evitare, per quanto possibile, il compimento di reati, ferma restando la necessità di garantire la celerità dei processi e la certezza della pena. Fondamentale è poi l’educazione, la cultura del rispetto e la diffusione di valori sani. Su questi temi è importante che le istituzioni, la magistratura e le forze dell’ordine agiscano in sinergia tra loro con il sostegno decisivo delle strutture ospedaliere e dei centri antiviolenza presenti sul territorio.

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